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DATI, CYBERSECURITY E PRIVACY: LA NECESSARIA RISPOSTA TRANSATLANTICA

di Simone Crolla, Consigliere Delegato American Chamber of Commerce in Italy

 

Tra il 2020 e il giugno 2022 sono accaduti molti avvenimenti che hanno sconvolto la scena internazionale, accelerando la curvatura della storia e le dinamiche geopolitiche ed economiche. Come disse Lenin, “Ci sono dei decenni in cui non accade nulla. E poi delle settimane in cui accadono decenni”.

L’avvento della pandemia nel febbraio 2020 ha aperto al cambiamento internazionale e all’accelerazione nell’utilizzo degli strumenti digitali come metodo di lavoro, aumentando la necessità per le aziende di proteggersi da possibili attacchi cibernetici. 

La pandemia ha altresì aumentato le esigenze di privacy, legate al massiccio utilizzo di dati per effettuare ricerche cliniche, studiare il comportamento dei cittadini di fronte alla pandemia, guidarne i comportamenti o supportarli con gli strumenti varati dagli Stati (come, per esempio, il green pass).

L’economia dei dati, la cybersecurity e la privacy sono divenuti elementi centrali all’interno della nostra società, con il secondo e terzo tassello ulteriormente rafforzati dallo scoppio del conflitto in Ucraina, che ha reso ancor più turbolenta la situazione internazionale, esponendo il nostro sistema economico e i nostri dati sensibili all’attacco da parte degli eserciti hacker guidati da Stati non democratici e non parte dell’alleanza occidentale.

I rischi cyber sono considerati tra i principali secondo il Global Risks Report 2022 elaborato dal World Economic Forum e pubblicato l’11 gennaio 2022, prima dell’inizio del conflitto in Ucraina. Si noti che la dimensione cibernetica è ormai divenuta la quinta dimensione del conflitto dopo aria, acqua, terra e spazio.

L’espansione dell’economia digitale e dell’utilizzo dei dati ha fatto sì che questo elemento sia divenuto una criticità fondamentale per Stati, aziende e singoli cittadini; strettamente collegato ad essa c’è la gestione della privacy, su cui un ampio dibattito è in corso sia negli Stati Uniti che in Europa. 

A questo proposito, come è la situazione transatlantica? In un momento nel quale sarebbe strategico rafforzare i legami tra Usa e Ue, costruendo piattaforme di collaborazione, registriamo invece situazioni di attrito che non permettono il completo dispiegarsi delle potenzialità tecnologiche e di sviluppo che questo asse potrebbe (e dovrebbe) avere.

La discussione in merito allo European Cybersecurity Certification Scheme (EUCS) rischia di escludere le tecnologie americane relative al cloud (le migliori al mondo) per seguire il concetto di “sovranità digitale” declinato in modo molto ristretto; sul tema della privacy – dopo la bocciatura del Privacy Shield – si è ancora in attesa della finalizzazione di un nuovo accordo transatlantico in materia di dati, il c.d. Trans-Atlantic Data Privacy Framework (o Privacy Shield 2.0)., annunciato nell’incontro avvenuto a marzo tra il Presidente americano Joe Biden e la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.

Auspico che il Trade and Technology Council (TTC), riunitosi per la prima volta nel settembre 2021 negli USA e poi nel 2022 a Parigi, operi come perno per favorire questo percorso di cooperazione. Quando c’è una comune visione, Stati Uniti e Unione europea riescono a collaborare e trovare un compromesso alto e soddisfacente, rafforzando un legame oggi ancor più fondamentale. 

Si lavori perciò per costruire piattaforme di collaborazione transatlantica in ambito digitale, necessarie per arginare i rischi derivanti dai Paesi antagonisti e mantenere le leadership valoriale e strategica per primeggiare nell’attuale contesto globale.

 

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