Articolo Madron

LA DISINFORMAZIONE E’ UN ARMA SUL CAMPO DI BATTAGLIA

 

di Paolo Madron – Direttore di Tag43

Le fake news sono un fenomeno dilagante, ma alcuni mezzi di informazione sono percepiti più attendibili rispetto ad altri. Come può riuscire un giornale online a guadagnarsi la reputazione affidabile?

 

Le fake news purtroppo sono sempre esistite. Una volta si chiamavano fattoidi. Oggi con i social

media circolano in maniera incontrollata e, spesso, inverificabile perché anche i più informati a volte cadono nella trappola della condivisione di link non proprio veri. Siamo sottoposti a un bombardamento quotidiano anche via WhatsApp e Telegram e se c’è un evento mediatico tutti ci saltano sopra spacciando notizie.Secondo me c’è un unico modo per guadagnarsi e mantenere una reputazione affidabile: guardare ai fatti, alle notizie, verificarle e raccontarle nella maniera più comprensibile per tutti. Se quello che scrivi è vero e verificato, i lettori torneranno sempre a leggerti. Se un sito va a caccia di clickbait con notizie verosimili vuol dire che ha rinunciato alla sua credibilità inseguendo la logica del traffico. Lo ritengo un fatto grave perché distorce la realtà e diffonde sfiducia. Oggi non ne abbiamo proprio bisogno.

 

L’informazione oggi ha una necessaria dimensione social, che allarga la platea e può essere garanzia di pluralismo, ma nella quale le fake news circolano molto più facilmente. Come si può governare il processo di diffusione e la non distorsione di una notizia in questo ambito?

Si governa applicando ai social media le stesse accortezze che si hanno nello scrivere un pezzo. Il controllo qui è anche maggiore perché un post genera spesso commenti che hanno l’ambizione di diventare notizie e sono spesso fake news. I social media vanno governati, ignorarli oggi è impossibile e sarebbe dannoso.

 

Spesso alle fake news è stato opposto il fact-checking.  È l’unica soluzione? Come si concilia il tempo ridotto di diffusione delle fake news con quello necessariamente più lungo per effettuare le dovute verifiche?

Il fact-checking è la soluzione al momento ma non elimina il problema. Le persone condividono sia le informazioni corrette sia le fake news in buona fede, e una volta in circolazione sono difficili da eliminare. In rete oggi vanno quasi sempre due messaggi su una stessa notizia: uno è vero e uno è falso, e questo accade anche quando le persone possono effettuare una verifica. Il COVID-19 ci ha fornito mille esempi in questo senso. Il fact-checking ha due punti deboli: costa tempo e fatica, e spesso questo porta a non effettuare tutte le verifiche, oppure diventa impossibile perché le informazioni false o vere sono troppe o contraddittorie tra loro. E allora restiamo aggrappati alle nostre convinzioni, e le condividiamo.

 

A volte nel nome dell’espressione di una libertà negata dall’informazione tradizionale vengono fatte circolare vere e proprie fake news. Qual è il limite tra libertà di espressione, informazione e disinformazione?

La propaganda politica usa questi metodi e lo stiamo vedendo anche adesso con la guerra in Ucraina. La disinformazione è un’arma sul campo di battaglia esattamente come un fucile. Con la cyber guerra a cui stiamo assistendo diventa un elemento chiave esattamente come un attacco hacker che blocca l’erogazione di energia a una città o copia migliaia di dati per usarli. Il limite, purtroppo, è solo la nostra coscienza e per un giornalista la deontologia professionale.

 

Considerato il cambiamento del mondo dell’informazione, che coinvolge sempre più cittadini e meno professionisti, che futuro prevede per i giornali di informazione online?

In tutto il mondo il giornalismo è in crisi e sta attraversando un periodo di incertezza. Non è ancora chiaro quale sarà il modello di business del mercato editoriale, e questo sta accadendo proprio in un momento in cui l’informazione è una questione centrale nella vita delle persone.
La promozione degli abbonamenti digitali è stata considerata un obiettivo importante per le entrate degli editori ma non sta dando i frutti sperati. Oggi l’informazione è diventata una commodity, per molti priva di valore con l’aggiunta che debba essere accessibile ovunque, senza porsi il problema se quell’informazione sia vera o falsa. Non credo sia una questione di professionisti o cittadini, è una questione di metodo.

 

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