Internet e social media

INTERNET E SOCIAL MEDIA: GLI ACCELLERATORI DI FAKE NEWS

 

di Allegra Pagella, studentessa di Strategic Communication

Le notizie false sono sempre esistite, ma oggi internet e i social media hanno amplificato il fenomeno, grazie alla facilità e rapidità di fruizione e diffusione dell’informazione che sia essa vera o falsa. L’utente ha a sua disposizione piattaforme e pagine digitali che permettono di informarsi e di rimanere informati in tempo reale sui fatti che accadono attorno.

L’enorme mole di notizie, dalla quale il lettore viene giornalmente bombardato, rende difficile prestare un’elevata attenzione e mantenere un alto livello di concentrazione per un periodo di tempo prolungato, e il firewall mentale con cui vengono analizzate le informazioni rischia di cadere in errore.
L’accuratezza e la qualità della notizia spesso vengono trascurate per favorire il clickbaiting, ovvero lasciare più spazio a contenuti volti ad incuriosire e catturare l’attenzione dell’utente e non ad informarlo, con il fine ultimo di aumentare i contatti della propria pagina, e quindi i pro fitti collegati.

Questo fenomeno porta con sé una maggiore incertezza nel sistema informativo e difficoltà per le persone di trovare fonti attendibili che aiutino a validare la notizia letta e a definire una guida affidabile su cui costruire il proprio pensiero, senza sottovalutare i rischi reali connessi a tali informazioni. Molte volte a colpire l’attenzione dell’utente che cerca di informarsi non è l’articolo in sé, ma sono i titoli e le foto eccezionali, che hanno lo scopo di attirare clic sulla pagina e incoraggiarne la condivisione sui social media, primo mezzo di diffusione delle notizie false.

Una volta aperta la fatidica pagina, superata la pubblicità, appare l’informazione con un contenuto a volte sconnesso da quel titolo che ha tanto incuriosito. Una pagina con informazioni così particolari e prive di fonti certe, che potrebbero strappare un sorriso per la loro ilarità, misto alla delusione per non aver rispettato la promessa del titolo.

Dopo le prime righe non essendo convinti di ciò che si è appena letto, distratti da qualche altra notifica, la pagina viene chiusa per aprirne un’altra; non si tratta di una pagina giornalistica per verificare ciò che si è appena letto, bensì di una chat in cui condividere la notizia e cercare l’immediato supporto di amici e/o parenti per capire meglio di cosa si tratta. Solo lì, eventualmente, qualcuno svela che si tratta di una fake news o insinua che sia una notizia di cui non fidarsi. Questo flusso di informazione, di conseguenza, ha reso l’utente primo diffusore inconsapevole di una bufala ad altri lettori.

Il percorso descritto non può essere generalizzato, ogni fake news è diversa e alcune sono molto difficili da scovare, in quanto costruite ad hoc su quei contenuti più delicati, in continuo cambiamento e non supportati da notizie certe. In questo caso, le fake news finiscono per aumentare l’incertezza e la confusione nel lettore, piuttosto che aiutare a comprendere meglio le circostanze e a formare un’opinione corretta al riguardo.

Un elemento fondamentale che rischia di venir meno nel contesto attuale è la fiducia, che il lettore dovrebbe avere negli organismi informativi, quali testate giornalistiche, uffici stampa e altre fonti di informazione. Il fruitore si trova solo davanti a molte, troppe, notizie che non confermano né smentiscono la sua opinione e così si sente preso in giro dal sistema dell’informazione.

Ognuno di noi porta sulle spalle la responsabilità di filtrare i contenuti e analizzarne, armato di pensiero critico, la loro validità, bloccando sul nascere la diffusione e proliferazione di fake news. Allo stesso modo gli organi di informazione hanno l’obbligo di presentare le notizie in modo autorevole senza ricorrere a mezzi e strategie di marketing come il clickbaiting per assicurarsi la sopravvivenza all’in terno di un flusso sempre più vasto e complesso.

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