CONTRO LA DISINFORMAZIONE SI GIOCA IN SQUADRA

 

di Simona Panseri, Direttore Comunicazione e Public Affairs per il sud Europa di Google

Le persone si rivolgono a Google per cercare soluzioni e il nostro obiettivo è rendere la loro esperienza non solo efficace, ma anche sicura. La lotta alla disinformazione è da sempre parte integrante di questo sforzo e abbiamo descritto le nostre iniziative principali nel white paper dal titolo How Google Fights Disinformation.

Così come non esiste una definizione univoca di disinformazione, altrettanto non esiste un’unica soluzione al problema, he richiede di essere affrontato da molteplici punti di vista contemporaneamente. In primis, è necessario contrastare i soggetti malintenzionati, coloro che in modo intenzionale producono contenuti di disinformazione al fine di trarne un vantaggio, anche economico.

E a questo scopo il primo passo è quello della rimozione dell’incentivo economico alla produzione di tali contenuti, attraverso chiare policy volte a prevenire la monetizzazione di contenuti fraudolenti attraverso la pubblicità. Un secondo passo è rappresentato dal fornire maggior contesto agli utenti, in modo che possano esercitare una valutazione critica della veridicità di quanto stanno leggendo; a questo fine abbiamo introdotto da tempo le etichette di fact-checking e presentiamo info panel nel motore di ricerca e su YouTube.

Ma la disinformazione si presenta in modo diverso a seconda delle diverse piattaforme, quindi è necessario identificare soluzioni ad hoc per ciascun tipo di servizio. Per esempio, per quanto riguarda YouTube, il nostro approccio è basato
su quattro pilastri:

  • Remove: rimuovere il prima possibile i contenuti che sono in violazione delle norme di YouTube;
  • Raise: dare evidenza a voci autorevoli quando le persone cercano informazioni e notizie dell’ultima ora (perché è evidente che tanto più un fatto è recente, quanto più mancano gli elementi per verificarne la veridicità);
  • Reduce: ridurre la diffusione di contenuti che, pur non essendo pienamente in violazione delle policy, potrebbero essere discutibili;
  • Reward: ricompensare creator e artisti che producono contenuti affidabili e di valore

Grazie a questa metodologia, da febbraio 2020 abbiamo rimosso più di 800mila video e contenuti dannosi. Inoltre più del 90% dei 7,8 milioni di video rimossi nel terzo trimestre del 2020 erano già stati individuati dai nostri sistemi automatici, il 40% sono stati rimossi addirittura prima che venissero visualizzati anche solo una volta e il 75% sono stati rimossi prima che raggiungessero dieci visualizzazioni.

Proprio perché la lotta alla disinformazione è un problema complesso, è anche un problema che nessuno può pensare di risolvere in autonomia. Ecco perché riteniamo molto importante la collaborazione con esperti, e per esempio proprio recentemente abbiamo organizzato un summit europeo unitamente allo European University Institute e alla Fondazione Calouste Gulbenkian, coinvolgendo governi, educatori, organizzazioni non profit, esperti di tecnologia e mondo dell’innovazione. E infine, attraverso la pubblicazione di rapporti sulla trasparenza offriamo a chiunque la possibilità di valutare le nostre azioni di contrasto alla disinformazione.

 

 

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