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COME GOOGLE COMBATTE LA DISINFORMAZIONE

L’open internet ha permesso alle persone di connettersi, oltre che di creare e distribuire informazioni come mai prima d’ora, ha esposto a esperienze prima fuori portata, permettendo così un maggiore accesso alla conoscenza per tutti.

Google continua a credere che internet sia un beneficio per la società. Internet contribuisce all’istruzione globale, alla sanità, alla ricerca e allo sviluppo economico, permettendo ai cittadini di diventare più consapevoli e coinvolti attraverso l’accesso a informazioni su una scala senza precedenti. Tuttavia, come altri media, l’open internet è vulnerabile alla diffusione organizzata di informazioni false o fuorvianti.

Negli ultimi anni, la definizione di era odierna come quella della “post-verità” è diventata un argomento dibattuto e controverso nel dibattito politico e accademico. Queste preoccupazioni toccano direttamente Google e la sua missione: “organizzare le informazioni del mondo e renderle universalmente accessibili e utili”. Nel momento in cui i servizi aziendali vengono usati per diffondere informazioni ingannevoli o fuorvianti, la mission stessa viene minata.

Il modo in cui aziende come Google affrontano questi problemi ha un impatto sulla società e sulla fiducia che gli utenti ripongono nei servizi digitali. È necessario prendere questa responsabilità molto seriamente e credere che lo sforzo debba iniziare con il fornire trasparenza nelle policy, invitando al dialogo collaborativo con utenti politici, società civile e accademici di tutto il mondo.

 

Cos’è la disinformazione?

 

Come emerso evidentemente negli ultimi anni, le parole “disinformazione”, “misinformazione” e “fake news” significano cose diverse per le persone, e possono diventare politicamente viziate se usate per diffondere una specifica ideologia o per minare soggetti politici. Tuttavia, c’è un fattore oggettivamente problematico e dannoso per gli utenti di Google, quando soggetti malintenzionati tentano di ingannarli o persuaderli.

Infatti, esiste una netta distinzione tra avere torto rispetto a una determinata questione, e invece diffondere intenzionalmente informazioni imprecise con l’obiettivo di sviare o creare sfiducia nella società. La disinformazione indica sforzi deliberati che, usando la velocità, la portata e le tecnologie dell’open web, vogliono fuorviare gli utenti online. In questo scenario gli attori che creano disinformazione hanno obiettivi diversificati. Alcuni sono motivati economicamente, impegnandosi in attività di disinformazione con lo scopo di ottenere un profitto. Altri hanno motivazioni politiche, impegnandosi in attività di disinformazione per promuovere determinate idee, per esercitare influenza sui processi politici, o con lo scopo di polarizzare e dividere le società. Un’ulteriore categoria fa disinformazione per divertimento o per scopo ludico, con quei profili comunemente chiamati “troll” e che spesso sono stati incriminati per cyber-bullismo.

I livelli di coinvolgimento economico e di sofisticazione tecnica variano tra questi attori, che in alcuni casi finiscono per operare insieme, anche inconsapevolmente. Per esempio, chi fa disinformazione politica potrebbe enfatizzare fake news create per scopi economici, o viceversa. Spesso una narrazione disinformativa di successo è diffusa da content creator che agiscono in buona fede e non sono consapevoli degli obiettivi  dei creatori originari. Questa complessità rende difficile mappare i protagonisti della disinformazione e isolarne le azioni. Inoltre, determinare l’intenzione dietro ad una fake news è difficile, e si può cadere nel rischio di condannare una legittima espressione.

 

Affrontare la disinformazione

 

Google ha un’importante responsabilità nei confronti dei suoi utenti e della società in cui opera: frenare gli sforzi di coloro che mirano a diffondere informazioni false attraverso le sue piattaforme e allo stesso tempo rispettare diritti fondamentali, come la libera espressione. Gli sforzi devono cercare di essere chiari e prevedibili, lasciando che gli utenti e i creatori di contenuti decidano se di fatto l’azienda sta operando in modo equo.

Naturalmente questo è un equilibrio delicato, poiché condividere troppi dettagli di come funzionano algoritmi e processi renderebbe più facile ai soggetti malintenzionati sfruttarli a proprio piacimento. Quello che si pone di fronte a noi è un intreccio di compromessi complessi, perché non c’è una soluzione univoca che possa fermare la disinformazione, per diverse ragioni:

  • Può essere estremamente difficile (o addirittura impossibile) per gli esseri umani o per la tecnologia determinare la veridicità o l’intento alla base di un determinato contenuto, specialmente quando si tratta di eventi di attualità;
  • Coesistono molteplici prospettive diverse sul gestire il giusto equilibrio tra i rischi di provocare danni in buona fede, la libera espressione e sul come affrontare la disinformazione;
  • Le soluzioni che costruiamo devono essere applicate in modi che siano comprensibili e prevedibili per utenti e creatori di contenuti, e compatibili con il tipo di automazione che è richiesto quando si opera sul web. Non si possono creare standard che richiedano tempo e risorse molto elevati per ogni singola decisione da implementare;
  • La disinformazione si manifesta in modo diverso, in prodotti e contesti differenti. Soluzioni che potrebbero essere rilevanti in un determinato contesto, potrebbero invece essere irrilevanti o addirittura controproducenti in un altro. I prodotti e servizi non possono funzionare nello stesso identico modo ma devono tenere conto delle specificità.

L’approccio di Google per affrontare la disinformazione nei suoi prodotti e servizi si basa su un quadro di tre strategie: aumentare la qualità nei suoi sistemi di ranking, contrastare soggetti malintenzionati e contestualizzare meglio le informazioni date agli utenti. Allo stesso tempo, Google si impegna a collaborare con redazioni ed esperti esterni per anticipare e prevenire rischi futuri. Queste strategie sono importanti per affrontare la disinformazione in generale e portare agli utenti informazioni affidabili.

 

Aumentare la qualità nei sistemi di ranking

I prodotti di Google sono progettati per organizzare immense quantità di dati e fornire contenuti che soddisfino al meglio le esigenze dei suoi utenti. Questo significa fornire informazioni di qualità e messaggi commerciali affidabili, soprattutto
in contesti che sono inclini al gossip e alla propagazione di informazioni false. Nonostante ogni prodotto sia implementato in modo diverso, tutti condividono importanti principi che assicurano che gli algoritmi trattino i siti web e i creatori di contenuti in modo equo e uniforme:

  •  Le informazioni sono organizzate da “algoritmi di ranking”.
  •  Questi algoritmi devono garantire la loro utilità tarandosi sulle esigenze degli utenti, e non devono invece favorire i punti di vista ideologici di chi li progetta e controlla.

 

Contrastare i soggetti malintenzionati

Gli algoritmi non possono determinare se un contenuto di attualità è vero o falso, né possono valutare l’intento del suo creatore solo leggendo ciò che è scritto su una pagina. Tuttavia, ci sono chiari casi di intenzione di manipolare o ingannare gli utenti.

Per esempio, un sito di notizie che afferma di contenere “Reporting da Bordeaux, Francia” ma la cui attività dell’account indica che è gestito dal New Jersey negli Stati Uniti, probabilmente non è trasparente con gli utenti sulle sue operazioni o su ciò che dice di sapere in prima persona. Ecco perché le politiche su Google Search, Google News, YouTube e i diversi prodotti pubblicitari di Google delineano chiaramente i comportamenti che sono proibiti, come la falsa rappresentazione della proprietà autoriale su Google News e sui suoi prodotti pubblicitari, o il furto di identità su YouTube.

Inoltre, fin dai primi giorni di vita di Google e YouTube, molti creatori di contenuti hanno cercato di ingannare i sistemi di ranking di Google per ottenere maggiore visibilità, con una serie di pratiche che vengono considerate come una forma di “spam” e contro le quali sono state investite risorse significative ai fini della disincentivazione. Questo è uno sforzo per combattere
la disinformazione, poiché molti di coloro che si impegnano nella creazione o propagazione di contenuti con lo scopo di ingannare spesso utilizzano tattiche simili nel tentativo di ottenere maggiore visibilità. Nel corso degli ultimi due decenni,
Google ha investito in sistemi che possono ridurre i comportamenti “spam” su ampia scala, e che sono integrati da continue supervisioni di soggetti umani e non solo da sistemi automatizzati.

 

Contestualizzare le informazioni date agli utenti 

Un maggiore supporto alla contestualizzazione delle informazioni e l’offerta di prospettive diverse sono la chiave per fornire agli utenti le informazioni di cui hanno bisogno per formarsi una propria opinione. I prodotti e i servizi di Google espongono gli utenti a numerosi link o video in risposta alle loro ricerche, il che massimizza le possibilità che gli utenti siano esposti a diverse prospettive o punti di vista prima di decidere cosa approfondire. Google Search, Google News, YouTube e i diversi prodotti pubblicitari hanno tutti sviluppato meccanismi aggiuntivi per fornire più informazioni di contesto agli utenti.

Collaborazione con la stampa ed esperti esterni

Il lavoro di Google per affrontare la disinformazione non si limita all’ambito dei prodotti e servizi. Infatti anche le altre organizzazioni giocano un ruolo fondamentale nell’affrontare questa sfida sociale, come i fact- checker, le organizzazioni della società civile o i ricercatori.

Occorre unire le forze per combattere insieme questo fenomeno. Ecco perchè Google dedica risorse significative a sostenere il giornalismo di qualità e a tessere partnership con molte altre organizzazioni in questo ambito.

 

Anticipare i rischi futuri

Gli autori di disinformazione non smetteranno mai di cercare nuovi modi per ingannare gli utenti. E’ responsabilità di Google assicurarsi di stare al passo con il gioco. Molte delle strategie di prodotto e delle partnership esterne menzionate prima permettono di raggiungere questo obiettivo.  Inoltre, viene dedicata un’attenzione specifica al rafforzamento delle difese nel periodo che precede le elezioni politiche e vengono promosse attività di ricerca e sviluppo per stare al passo con le nuove tecnologie o tattiche che potrebbero essere utilizzate da attori non etici, come i media sintetici (noti anche come “deep fakes“).

Proteggere le elezioni

Le elezioni politiche corrette sono fondamentali per la salute della democrazia e Google si impegna molto
per proteggerle. Molte delle strategie di Google possono aiutare a garantire che gli utenti abbiano accesso a informazioni accurate sulle elezioni. Per esempio, spesso vengono inaugurate collaborazioni con le commissioni elettorali, o altre fonti ufficiali, per assicurarsi che informazioni chiave come l’ubicazione dei seggi elettorali o le date delle votazioni siano facilmente disponibili agli utenti.

 

Aspettarsi l’inaspettato

I creatori di disinformazione esplorano costantemente nuovi modi per aggirare le difese poste dai servizi online nel tentativo di diffondere i loro messaggi a un pubblico più ampio. Per essere all’avanguardia, nuove risorse vengono continuamente investite per individuare gli strumenti, le tattiche o le tecnologie che i creatori di disinformazione potrebbero tentare di utilizzare. Riunioni con esperti di tutto il mondo permettono di capire cosa li preoccupa. Continui investimenti anche nella ricerca, nei prodotti e nello sviluppo delle politiche permettono di anticipare i vettori di minacce che Google potrebbe non essere attrezzata ad affrontare in un preciso momento.

 

Conclusioni

Affrontare la propagazione di informazioni false o fuorvianti è fondamentale per la missione di Google e per garantire che i suoi prodotti rimangano utili ai miliardi di utenti e partner che utilizzano i suoi servizi ogni giorno. Se da un lato c’è sempre stata una lotta contro gli sforzi di attori malintenzionati per manipolare i sistemi di Google e ingannare i suoi utenti, dall’altro non è mai stato così importante contrastarli e garantire che vengano forniti agli utenti di Google informazioni degne della fiducia che hanno verso i suoi servizi. La disinformazione può assumere molte forme, manifestarsi in modo diverso nei diversi prodotti e sollevare sfide significative quando si tratta di bilanciare i rischi di danno alla buona fede, alla libera espressione, con l’imperativo di servire gli utenti con informazioni di cui possano fidarsi.

Google si impegna a migliorare i suoi prodotti in modo da salvaguardare la qualità di essi, contrastando i malintenzionati e lavorando oltre la propria mission per sostenere un ecosistema giornalistico sano, collaborare con la società civile e i ricercatori e stare sempre un passo avanti rispetto ai rischi futuri. Google si sforza costantemente di fare progressi su questi temi. Questo non è affatto un problema risolto, c’è sempre spazio per fare progressi. Fondamentale è la promozione di un dialogo costruttivo con i governi, la società civile, il mondo accademico e le redazioni per capire insieme cosa si può fare di più per affrontare le sfide della disinformazione e della mancata informazione, con la speranza che questo articolo sia già un primo passo utile per avviare queste conversazioni.

 

Fonte: https://www.blog.google/documents/37/How_Google_Fights_Disinformation.pdf

 

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