Unknown

COVER STORY

Verso una ripresa sostenibile: la comunicazione per il Recovery Plan (PNRR) e le corporations

Se fra le conseguenze della pandemia vi è certo la necessità di far ripartire un’economia sofferente, le crescenti calls for a green recovery portano alla certezza che gli stimoli economici da impiegare dovranno essere sostenibili. Il covid-19 non è un risultato del cambiamento climatico, ma ci ha fatto sperimentare una situazione di distruzione reale e globale, seguita a un fenomeno naturale che è arrivato gradualmente e che ha messo in crisi i sistemi sociali ed economici così come li abbiamo visti funzionare per anni. Questa esperienza dolorosa e catastrofica è il vero acceleratore della transizione sostenibile, è la reale leva che ha acuito la sensibilità delle istituzioni, degli attori economici e sociali, oltre che dei cittadini, sui temi legati agli Environmental, Social and Governance Goals.  

La seconda ricerca dell’International Corporate Communication HUB ha l’obiettivo di riflettere sulla transizione sostenibile, fornendo insight utili alla pianificazione e progettazione della comunicazione legata a questa tematica. Conoscere le percezioni diffuse tra i cittadini, i nodi critici delle conversazioni e del dibattito alimentato anche dai media serve a progettare campagne di comunicazione strategica efficaci, investendo risorse sui canali, sulle fonti e sui tipi di messaggi più adeguati.

 La ricerca ha due principali obiettivi.

  1.       capire come avviene il dibattito web tra cittadini e media europei sul rapporto tra corporations ed ESG;
  2.       comprendere come i cittadini italiani abbiano capito i contenuti e le opportunità/criticità insite nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Sostenibilità e corporations: volume e qualità del dibattito sul web in Europa

Per il primo obiettivo di ricerca sono stati elaborati i dati provenienti dal database Mettle Capital, sviluppato da università di Oxford, Cambridge e Sussex, mettendo a confronto il volume e il sentiment delle conversazioni nel web (social media e media online) in Germania, Spagna, Francia e Italia. I dati sono riferiti al dibattito in rete legato al rapporto tra ESG e corporations. Due dati colpiscono l’attenzione fra tutti. Il primo ci dice che, anche se è innegabile che negli ultimi 10 anni il volume delle conversazioni sui temi ESG sia gradualmente aumentato in tutti i paesi, la crescita più accentuata è stata registrata negli ultimi 5 anni con un balzo tra il 2019 e oggi. Il secondo dato che attrae l’attenzione è che tra le tematiche legate agli ESG, quelle sociali sono le meno dibattute con riferimento alle corporations quotate e non quotate. E’ interessante riflettere su questo tema in un periodo come quello pandemico in cui i temi legati al benessere umano, alle diseguaglianze sociali, alla parità di genere, al diversity management sono stati dominanti nel dibattito pubblico. In altre parole, quando le persone e i media in tutti i paesi analizzati riflettono sulle corporations, dibattono in misura decisamente minore di sostenibilità sociale legata ai dipendenti e ai cittadini.  

La pandemia ha anche peggiorato il tono delle conversazioni attorno agli ESG e le corporations. Se nel pre-pandemia oltre alla industry dei beni alimentari, addirittura anche le aziende del settore estrattivo erano apprezzate per gli sforzi indirizzati alla sostenibilità e quindi godevano di un relativo sentiment positivo in rete, nel post pandemia solo il settore delle rinnovabili ha mantenuto un sentiment positivo, anzi lo ha accresciuto.

Analizzando più in profondità le percezioni della popolazione italiana in tema di ESG e corporations, nell’area ambientale, quasi la metà dei rispondenti ritiene prioritario per le corporations l’impegno verso una produzione sostenibile (48,95%). Sul fronte della sostenibilità sociale, più del 45% dei rispondenti ritiene prioritario l’impegno delle organizzazioni sulla massimizzazione della sicurezza dei dipendenti sul posto di lavoro. L’altra metà è divisa nel giudicare prioritario il rispetto delle diversità e dei diritti umani (20,76%), il benessere dei dipendenti in termini di welfare aziendale (19,62%) e solo all’ultimo posto con il 12,95% è ritenuto prioritario l’impegno verso le comunità locali. Infine secondo il 35,24% degli italiani, garantire l’equilibrio della retribuzione tra i lavoratori dovrebbe essere una priorità per le corporations in materia di governance sostenibile.

Un’analisi comunicativa del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)

Con riferimento al PNRR, è ampia la percentuale di cittadini (35%) che dichiara di avere una buona conoscenza dei contenuti, anche se è maggiore la percentuale di coloro che dichiarano una conoscenza moderata (39%). 

Le aree di intervento “top of mind” dei cittadini italiani quando pensano al Recovery Plan sono: un numero maggiore di posti di lavoro (21,9%) e il sostegno alle imprese (16,2%). Solo 15,6% dichiara che i fondi destinati alla Sanità nel Recovery Plan sono l’area di intervento principale, seguiti dai fondi per il sostegno all’economia circolare (13,7%). La ricerca scientifica (8%), lo sviluppo digitale (5,5%), i servizi alla famiglia (5,3%), e i servizi per rendere le città più green (p.e. incentivi per l’acquisto di auto elettriche) (2,2%) occupano gli ultimi posti della classifica.

Gli assi strategici attorno ai quali ruota il Piano sono molto favorevolmente accolti dai cittadini italiani e il governo è pienamente promosso in tema di comunicazione. Infatti i rispondenti dichiarano che la comunicazione del PNRR è stata equilibrata (38,7%), completa (32,2%), oggettiva (36,1%) e accurata (33,5%). In termini generali ben il 63% degli italiani vede nel Piano un’importante opportunità e non sembra preoccuparsi dei rischi e delle criticità più volte riportate dai media, anche internazionali. La TV e naturalmente il web sono stati i canali più consultati per cercare informazioni sul Piano, con particolare riferimento ai video tematici su Youtube. Tra le fonti i giornalisti di testate accreditate sono i più attivi, anche in rete, nel generare dibattito sul PNRR e sono anche quelli che alimentano più engagement attorno ai contenuto del Piano di Recovery.

Ultima nota di interesse. Dall’analisi testuale del documento ufficiale ministeriale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza emerge che i sostantivi più ricorrenti usati dal Governo per redigere il piano sono “investimenti” e “riforme”. Stranamente il temine “digitalizzazione” (e affini) è quello che compare meno di frequente, così come altri termini riferiti alla macroarea della sostenibilità. Questo naturalmente si riflette anche nel dibattito in rete perché gli hashtag dedicati sono molto aderenti al testo ufficiale, anche se vediamo che laddove i giornalisti della carta stampata e dei media digitali dibattono in modo più focalizzato sulla sostenibilità, l’engagement degli utenti raggiunge picchi davvero molto alti. 

 

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin